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mistaisulblog [ riflessioni e osservazioni di un caso patologico;-) ]
 



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"tra tutte le cose vili che ci sono sulla Terra, Nessuna è vile come il denaro"
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"la speranza di diventare ricchi è una delle più diffuse cause di povertà"
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"Affermare che il sistema finanziario è impazzito è inesatto. La reale situazione supera questa descrizione, e sarebbe riduttivo credere che nessuno coinvolto in questo processo guardi a fondo in quello che stannofacendo e semplicemente scoppi a ridere dell'innata follia del processo"
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"Le corporation al giorno d'oggi controllano le nostre vite: decidono cosa mangiamo, cosa vediamo,cosa indossiamo, dove lavoriamo e cosa facciamo.
Siamo inesorabilmente circondati dalla loro cultura, dalla loro iconografia e dalla loro ideologia. E, alla stregua della chiesa e della monarchia in epoche passate, si ergono infallibili e onnipotenti, autocelebrandosi attraverso edifici imponenti e raffiniati apparati simbolici.
Le corporation esercitano un'influenza sempre più estesa sulle decisioni delle autorità preposte alla loro vigilanza e controllano settori della società un tempo saldamente in mano pubblica."
Joel Bakan,
"the corporation"
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Benito Mussolini.

"L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo."
Pier Paolo Pasolini

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Silvio Berlusconi, proprietario di Mediaset, a proposito de Il grande fratello
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20 dicembre 2005


Il paradiso della moneta

Guernsey, un'infima isoletta sparsa chissaddove, in cui però è successo un miracolo: Lo stato ha strappato alle banche il diritto di coniare moneta in autonomia!

Incollo a seguire la straordinaria storia di questo luogo magico (presa da qui) a voi il compito di giudicare questi incredibili risultati (per ulteriori approfondimenti visitare qui)

GUERNSEY EXPERIMENT


Questa è la straordinaria storia di Guernsey, un Isola nella Manica inglese, che agli inizi del 1800 fu il primo Stato ad adottare la moneta locale.
Per chi si recasse a Guernsey, saranno immediatamente evidenti lo straordinario benessere, i bassi prezzi e le quasi inesistenti tasse di questa piccola isola. Questo "miracolo economico" ha origine in un esperimento che portò in pochi anni una terra povera ed abbandonata al benessere. Tratto da "Guemsey experiment", libro ripubblicato nel 1992 da Distributist Books questo testo racconta come, lontani dai riflettori, gli isolani inaugurarono la stagione del "buon senso".

All'inizio dei diciannovesimo secolo, dopo le Guerre Napoleoniche, l'isola di Guernsey si trovava in condizioni disastrose. A parte le bellezze naturali e il clima mite c'era poco o niente che potesse attrarre i visitatori o solamente trattenerne gli abitanti dall'emigrare verso la terraferma. Le strade erano sentieri per carri larghe appena tre metri che, durante l'inverno, diventavano fiumi di fango fiancheggiati da ripide banchine di roccia. La città era malamente pavimentata e poco attraente e non c'era possibilità, in tutta l'isola, di affittare un veicolo di alcun tipo.

Non esistevano commerci, attività o speranze di impiego per i poveri. Ancor più grave, però, era il fatto che il mare stesse corrodendo in maniera progressiva vaste zone di terra a causa del terribile stato del sistema di dighe. Il debito pubblico, che ammontava a 19.137 sterline, era gravato di un interesse annuale pari a 2.390 sterline; il bilancio annuale dell'amministrazione era solamente di 3.000 sterline. Questo significava che, mentre vaste somme di denaro erano necessarie per salvare l'isola dall'erosione marina e renderla adatta ad essere abitata, gli incassi pubblici netti (da tutte le fonti) ammontavano solamente a 600 sterline annuali; mentre il solo progetto per le dighe era stimato intorno alle 10.000 sterline. Nel 1815 si cominciò a sentire il bisogno di incrementare il bilancio pubblico che in quel momento non provvedeva né appoggio né riparo per i cittadini e fu organizzato un comitato per studiare il problema.

Risultò subito evidente che ulteriori tasse sulla popolazione isolana già troppo impoverita erano completamente fuori discussione. L'alternativa di prendere in prestito denaro dalle banche avrebbe comportato interessi sul debito ad un alto tasso, che le casse non sarebbero state in grado di affrontare. Era ovvio, altresì, che la cifra ottenuta in prestito, quantunque fossero stati pagati interessi per anni, non sarebbe mai stata restituita. Infine, dopo lunga disamina, il Comitato presentò, nel 1816, i suoi risultati con la storica raccomandazione: "che vengano acquisite proprietà e che venga eretto un mercato coperto; le spese saranno coperte mediante l'emissione di Banconote di Stato per un valore di 6.000 sterline".

Gli argomenti portati nell'occasione a favore dell'emissione di Stato valgono la pena di essere riportati: "il Comitato raccomanda che le spese siano sostenute mediante l'emissione di Titoli di Stato da una sterlina per un valore totale di 6.000 sterline (...). E che questi Titoli siano a disposizione non solamente per il pagamento del nuovo mercato, ma anche per la Chiesa di Torteval, per le strade da costruire e per le altre spese pubbliche (...). "Considerando che le banche hanno già in circolazione denaro per un valore di 50.000 sterline, si propone qui di emettere Banconote di Stato per il solo valore di 6.000 sterline". Si aggiungeva inoltre che l'emissione avrebbe costituito un attivo permanente per il bilancio dello Stato sufficiente non solo a costruire il nuovo mercato, ma anche a costituire un fondo di ammortamento per estinguere il debito di Stato. Queste proposte non vennero messe in pratica fino alla fine di quell'anno quando fu autorizzata l'emissione di Titoli di Stato per un valore di 4.000 sterline per lavori di promozione costiera, Chiesa di Torteval e Monumento di Jerbourg.

I Titoli vennero emessi soggetti ad un riscatto in tre fasi: aprile 1817, ottobre 1817 e aprile 1818 e ne era esclusa la riemissione. La relazione del Comitato che raccomandava l'emissione così recitava: "in questa maniera, senza incrementare il debito pubblico, sarà possibile portare a termine i tre lavori, lasciando denaro sufficiente nelle casse dello Stato per altre necessità". Si dovette aspettare, comunque, fino al 1820, dopo un altro tentativo abortito nel 1819, perché il Comitato riuscisse nei suoi tentativi volti a finanziare l'erezione del nuovo mercato e fosse finalmente autorizzata l'emissione di Titoli di Stato, destinati a questo scopo, per un valore di 4.500 sterline ripagabili in 10 anni tramite gli incassi dalle tasse di importazione e dalla tassa sulle macellerie. L'emissione fu rapidamente seguita da altre simili e, nel 1821, il numero di Titoli in circolazione fu aumentato, su raccomandazione del Comitato, a 10.000 sterline, essendo questo il metodo più vantaggioso di affrontare i debiti sia dal punto di vista delle finanze di Stato sia dal punto di vista del pubblico. Certamente i cittadini sembrarono subito rendersi conto del fatto e, invece di essere restii ad accettare i Titoli, li andarono cercando con passione.

I nuovi mercati vennero finalmente inaugurati nell'ottobre 1822. Nel 1824 un'ulteriore emissione di 5.000 sterline fu autorizzata per i mercati, e, nel 1826, l'emissione fu incrementata a 20.000 sterline per la costruzione dell'Elizabeth College e di alcune scuole parrocchiali. Fu nello stesso anno che apparvero le prime banconote da 5 sterline degli Stati di Guernsey. Entro il 1829 i Titoli di Stato in circolazione superavano la cifra di 48.000 sterline, nel 1837 le 55.000 sterline. I Bilanci dello Stato erano frequente oggetto di congratulazioni; e fu dichiarato più e più volte da eminenti personalità dell'epoca che senza l'emissione di Titoli di Stato importanti lavori pubblici, come strade ed edifici, non avrebbero potuto essere realizzate. Attraverso questa emissione, non solo questi lavori furono compiuti, ma l'isola non era più povera di un penny per i costi di tassi d'interesse. I miglioramenti stimolarono il flusso dei visitatori nell'isola, e grazie all'incrementarsi del commercio l'isola poté avvantaggiarsi di una notevole prosperità.

Impedimenti temporanei

È risaputo che non si può accontentare tutti e sempre ciò é vero anche per quanto riguarda la questione delle banconote di Guernsey. Di certo durante i primi dieci anni di questo grande esperimento non ci fu opposizione, tuttavia nel 1826, alcune persone fecero un rapporto al "Privy Council" facendo notare che gli Stati non avevano alcun diritto di eccedere le loro entrate annue senza il consenso Reale. Alla richiesta di spiegazione dei "Privy Council" il comitato rispose in maniera così esauriente che la faccenda fu chiusa. Copie fotostatiche di tale documento storico sono state gentilmente fornite dal Signor Guillemette.

Il vero pericolo per questo esperimento venne proprio dal settore da cui ce lo si poteva aspettare e cioè dalle banche dell'isola, la "Old Bank" e la "Commercial Bank", fondate rispettivamente nel 1827 e nel 1830. Queste istituzioni private inondarono letteralmente l'isola di numerose banconote. Gli Stati temendo che la continua emissione di proprie banconote potesse venire pregiudicata, nominarono un comitato per conferire con le banche. La verità é più strana della finzione. È difficile capire ciò che successe allora, ma il punto fu che proprio gli Stati e non le banche alla fine ritirarono dalla circolazione banconote del valore di £15.000 (Sterline); in aggiunta gli Stati dovettero concordare di limitare la loro emissione futura di banconote a £ 40.000 (Sterline).

Non si capisce il perché di questa misteriosa decisione, non esistendo documenti a proposito, ma soli fatti. Tuttavia quest'accordo rimase in vigore fino al 1914 quando le banconote di Stato in circolazione furono valutate £ 41.206 (Sterline). Durante tutto questo periodo ci fu solo un tentativo di falsificazione, ma il fatto venne immediatamente scoperto. Di conseguenza fu necessario ritirare tutte le banconote, che furono rimpiazzate da una nuova emissione di "Green Backs".

A gonfie vele

Per 70 anni la situazione a Guernsey rimase invariata con un limite di emissione di £ 40.000 (Sterline), ma nel 1914 gli Stati di Guernsey riuscirono a ribaltare la situazione nei confronti delle banche ed emettere di nuovo denaro a seconda delle proprie esigenze. Questo fu dovuto ad una situazione imposta alle banche durante la prima guerra mondiale.

La domanda di denaro era enorme, ma fu proibito alle banche di emettere denaro in una somma maggiore a quella già in circolazione. Gli Stati tuttavia non erano sotto tale obbligazione e fecero buon uso di questa opportunità ed alla fine della guerra, nel 1918, l'emissione si elevò a £ 142.000 (Sterline). Dal quel momento in poi l'emissione di banconote a Guernsey si elevò pari alla sua prosperità e nel 1958 c'erano £ 542.765 (Sterline) in circolazione. Ora che le banche locali sono amalgamate con gli interessi delle banche Britanniche non ci sono più banconote private sull'isola, ma solamente banconote di Stato a fianco delle banconote della Cassa del Tesoro Britannica.

Ovviamente c'e una grande domanda di banconote di Stato. Nessun cittadino di Guernsey che sia sensato desidera vedere le proprie tasse aumentate per coprire i costi di interesse sul debito! Per approfondire ulteriormente, nel 1937 le banconote di Stato, circa £175.000 (Sterline), costarono solo £450 (Sterline) agli Stati per la stampa e l'emissione. Un prestito delle stesse dimensioni sarebbe costato circa £11.333 (Sterline) all'anno. Possiamo quindi noi biasimare i contribuenti di Guernsey nel preferire il proprio denaro, considerando che sotto questo benevole sistema finanziario non pagano quasi alcuna tassa? Durante tutta la durata di questo esperimento, dal 1817 fino ad oggi non c'é mai stata alcuna minaccia di inflazione dovuta all'emissione di danaro. Gli Stati sono stati sempre molto cauti nell'emettere e nell'annullare banconote a seconda delle loro capacità e richieste.

Chiunque visiti l'isola rimane subito impresso dalla grande differenza di prezzi tra l'isola e il resto del Regno Unito. Grazie al basso sistema di tassazione, e ai bassi dazi, Guernsey beneficia di bassi prezzi, abbondanza di denaro ed un elevato tenore di vita. Difatti può permettersi di ignorare i problemi di inflazione esistenti nel già molto indebitato Regno Unito.

Contrasti e conclusioni

Con riluttanza lasciamo l'isola del buon senso e ritorniamo al Regno Unito e visto che questa é una storia con una morale e una lezione da imparare, il paragone deve essere fatto. Che contrasto esiste! Quale ammontare di debito deve essere pagato dal cittadino Britannico! Ogni anno enormi tasse e contributi vengono imposti per pagare gli interessi su debiti che non saranno mai ripagati. Il debito nazionale odierno s'aggira all'incirca a 28.000 milioni di Sterline e il tasso d'interesse, nel 1960, é non meno di 640 milioni di sterline, il doppio di quello che noi (inglesi) spendiamo per l'assistenza sanitaria.

Bisogna tenere presente che della somma raccolta dai contribuenti solo 1\5 viene restituito sotto forma di interesse al risparmiatore privato. Il resto va alle banche, Britanniche o straniere. È facile capire, anche se non si ha alcuna predisposizione alla matematica, il perché stiamo ancora pagando per la battaglia di Waterloo. Al tasso d'interesse dei 5% annuo, l'interesse pagato sul debito nazionale é pari, dopo 20 anni, alla somma presa in prestito all'origine. Se il nostro Parlamento (britannico) fosse arrivato alle stesse conclusioni, degli Stati di Guernsey nel 1816, e come foro avessero emesso il proprio denaro, ci troveremmo ora in una posizione ben differente Il nostro debito nazionale semplicemente non esisterebbe, e come a Guernsey le nostre tasse sarebbero trascurabili. Grazie alla politica del Governo Britannico, le nostre autorità locali si trovano di fronte a problemi finanziari che sono insolubili usando metodi ortodossi. Sono obbligati a chiedere in prestito ingenti somme di denaro ad alto tasso d'interesse, che possono essere ripagate solamente aumentando di continuo i contributi.

Uno dei peggiori esempi di comunità altamente indebitate é Glasgow, dove il debito ammonta a 167 milioni di Sterline. Ogni anno interessi sul debito devono essere pagati direttamente dalle tasche dei contribuenti; nel 1960 la cifra é di 9.412.665 Sterline (quasi la metà del totale dei contributi raccolti). È interessante comparare alcuni dati in relazione al mercato della frutta di Glasgow con quelli di Guernsey. Il mercato di Candleriggs a Glasgow venne costruito nel 1817 e costò 60.000 Sterline. Questa somma fu raccolta in modo convenzionale, cioè con un prestito su cui si pagano gli interessi. Al contrario dei mercati di Guernsey, che furono ripagati dopo dieci anni dalla loro costruzione, i mercati di Glasgow non furono ripagati fino al 1956 - 139 anni più tardi! Ci é stato impossibile ottenere informazioni precise sul totale degli interessi pagati in 139 anni, tuttavia é registrato che tra il 1919 e il 1956 l'interesse pagato non fu meno di 267.886 Sterline. Appena il debito fu ripagato si presentò la necessità di eliminare questo mercato troppo costoso e oramai obsoleto.

Nel prossimo progetto di sviluppo di Glasgow il mercato della frutta verrà spostato in un altro posto per far fronte a problemi di traffico. È ancora quasi impossibile prevedere il costo di questo progetto, ma tra il costo d'acquisto del terreno, costruzione e rimborsi, si può benissimo considerare che l'intero mercato costerà diversi milioni di Sterline. Se questa somma di denaro viene raccolta alla solita maniera, le conseguenze per i contribuenti di Glasgow saranno doppiamente disastrose. I costi d'affitto del mercato aumenteranno notevolmente, probabilmente triplicheranno, costringendo molti rivenditori all'ingrosso a cessare l'attività. I rimanenti saranno obbligati ad alzare i prezzi della merce venduta per ammortizzare le spese addizionali, fattore che a sua volta provocherà un rialzo dei prezzi al dettaglio a Glasgow. Inoltre c'è il costo del prestito stesso. Non occorre far notare che se per ripagare un prestito di 60.000 Sterline ci sono voluti 139 anni, un debito di diversi milioni di sterline sarà un peso per i cittadini di Glasgow che incomberà su numerose generazioni a venire.

Possiamo senza ombra di dubbio presumere che lavori pubblici finanziati per mezzo di prestiti con tasso d'interesse, costeranno al contribuente quasi tre volte tanto il suo costo originale. Ad esempio una casa il cui costo di costruzione é di 2.000 Sterline, costerà alla fine 5.500 Sterline. Tutte le autorità locali in Gran Bretagna, non solo Glasgow si trovano di fronte allo stesso dilemma. Per fare un altro esempio, il mercato di Spittafield a Londra propose di spendere 700.000 Sterline per ristrutturazioni varie. I locatari si sono accordati ad un aumento degli affitti per raccogliere un totale di 30.000 Sterline, ma al tasso d'interesse dei 5% perfino il costo degli interessi dei primo anno su 35.000 Sterline lascerebbe un deficit di 5.000 Sterline, che va ad aggiungersi al capitale inizialmente prestato. Di anno in anno il debito aumenta, invece di essere ripagato come a Guernsey.

Il nuovo progetto per Covent Garden, mercato di Londra e maggior centro di distribuzione del paese costerà 20 milioni di Sterline. Quando questo nuovo mercato sarà operativo gli affitti praticamente triplicheranno per far fronte agli alti costi d'interesse sul prestito. Vale a dire che i costi di distribuzione aumenteranno in tutto il Paese per pareggiare gli alti affitti che i venditori devono pagare per il loro spazio sul mercato. Le entrate annue dei mercati di Guernsey aiutarono nella costruzione di strade, porti, scuole, case etc... e per migliorare l'isola in generale. Le perdite annue del mercato di Glasgow dovute interamente agli oneri sul prestito, sono state interamente a spese del contribuente. È da notare inoltre che durante i periodi peggiori della depressione, negli anni venti e trenta, Glasgow pagò i più alti tassi d'interesse. Il debito, privato o pubblico, é il cancro che si alimenta sull'essenza della civilizzazione, non solo in Gran Bretagna, ma in tutto il mondo. Molti dei nostri più grandi pensatori si sono resi conto di questo fatto. Sir Mortimer Wheeler e Sir Compton Mackenzie, in un recente programma televisivo sulla civilizzazione Romana e Greca hanno denunciato l'alta tassazione e l'usura come la causa principale della caduta di Roma e della Grecia.

Dobbiamo stare ad aspettare che la nostra grande civilizzazione segua i suoi predecessori nel limbo, o possiamo imparare la lezione in tempo per prevenire il disastro? Il contrasto tra la bancarotta e la prosperità, tra tassazione in misura accettabile e pura rapina legalizzata, in una parola, tra Guernsey e la Gran Bretagna, ci fa notare la lezione da imparare. Il difetto é nella creazione del denaro. Guernsey crea il suo proprio denaro come un Credito, la cosiddetta nazionalizzata "Bank of England" crea il nostro denaro come Debito. 130 anni fa Guernsey scoprì il sistema per liberarsi dai debiti e ne raccoglie i frutti tutt'oggi. Guernsey é all'avanguardia nel mondo per quanto riguarda il buonsenso finanziario. Possiamo noi seguirli o dobbiamo continuare a dimenarci nella melma sempre più profonda del debito e delle tasse e fino all'esaurimento finale? La decisione é vostra.




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26 novembre 2005


E ritorna il Debito

NOAM CHOMSKY - M.I.T. Boston
Macché, è un inganno ignobile e non c'è altro modo per definirlo. Il problema è il debito e allora ripartiamo da una diversa domanda: perché questi popoli così poveri si sono tanto indebitati? La verità è che non lo hanno mai fatto. Gli africani o gli indonesiani non presero mai in prestito alcunché, furono le loro elite politiche a farlo, politici corrotti e militari assassini… Ma, mi dica, chi ha mantenuto al potere quelle ignobili elite? Noi, l'occidente. Noi abbiamo sostenuto Suharto al potere dopo che aveva assassinato mezzo milione di persone, perlopiù contadini poveri? E chi lo ha esaltato definendolo il raggio di luce dell'Asia? Mentre Suharto massacrava un terzo della popolazione di Timor Est, Clinton lo definiva "uno di noi", solo perché l'Indonesia si era trasformata in un paradiso per gli investitori occidentali.
Questi leader spesero qualche miliardo per le loro ville e per le loro Mercedes e poi, con il grosso dei prestiti, fecero investimenti nelle banche di New York o di Londra oppure comprarono le nostre armi e i nostri televisori. In altre parole il prestito ci tornava quasi subito indietro. Nonostante ciò oggi pretendiamo che i loro sottomessi ripaghino quei debiti di cui loro non videro mai un soldo. In Indonesia si stima che 200 individui si siano intascati l'intero debito di 80 miliardi di dollari. Ma c'è molto di più, purtroppo. Prendiamo ad esempio i cosiddetti "diritti di proprietà intellettuali americani". Servono ad impedire alle nazioni africane di produrre i farmaci necessari a fermare l'epidemia dell'AIDS che le sta devastando e a proteggere le industrie farmaceutiche statunitensi che hanno il monopolio su questi farmaci. Ma, guarda caso, queste industrie godono di enormi sussidi da Washington. Il 40% degli scambi commerciali delle multinazionali USA avviene al loro interno. Questo è protezionismo criminale, altroché, e in quale altro modo dovremmo chiamarlo?

Fonte report




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20 novembre 2005


Ritornando agli ogm

Ecco di copiaincolla una notizia che ho beccato da http://www.greenplanet.net/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=12380

STOP AI TEST SUI PISELLI OGM, I TOPI SI AMMALANO

La reazione dei roditori, probabilmente dovuta alla mutazione di una proteina, potrebbe avvenire anche nell'uomo. Toh, la stampa italiana non ne parla...
SYDNEY - Un esperimento pluriennnale con piselli modificati geneticamente è stato interrotto in Australia per motivi di sicurezza.I topi che si sono nutriti di questi legumi hanno infatti contratto una malattia ai polmoni.
Secondo Thomas Higgins, vicedirettore dell'istituto di ricerca statale CSIRO, la reazione dei roditori è dovuta probabilmente alla mutazione di una proteina e potrebbe avvenire anche nell'uomo. La Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO) era riuscita a creare nel sud dell'Australia un campo di piante di piselli resistenti praticamente al 100% alle infestazioni da parte degli insetti. Quello che in un primo tempo sembrava un successo per un progetto costato milioni di dollari e dalla durata di 10 anni ha dovuto però essere bruscamente interrotto quando in un test i piselli sono stati dati da mangiare ai topi: gli animali hanno sviluppato un'infiammazione ai polmoni. "La reazione dei topi alla proteina potrebbe rispecchiare quanto potrebbe avvenire nel corpo degli esseri umani", ha spiegato Higgins all'emittente ABC. "Non abbiamo una prova che ciò avvenga, ma esiste la possibilità che si verifichi", ha aggiunto il ricercatore statale commentando i risultati dello studio pubblicato sul "Journal of Agricultural and Food Chemistry". L'allarme ha imposto l'immediato stop al progetto e i ricercatori stanno ora pensando a distruggere tutti i piselli.


COLDIRETTI: «RISCHI PER LA SALUTE, SERVE PRECAUZIONE»
 
(AGE) ROMA - “Per evitare di produrre danni irreparabili all’ambiente e alla salute dei cittadini occorre essere fermi nel rispetto del principio di precauzione per evitare di compiere scelte irreversibili”. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare la notizia pubblicata dal Journal of Agricultural and Food Chemistry dell’abbandono da parte di scienziati australiani del progetto su piselli geneticamente modificati dopo aver scoperto che il prodotto causava nei topi infiammazione del tessuto polmonare. "Si tratta di risultati che - sostiene la Coldiretti - confermano le preoccupazioni sugli effetti della coesistenza tra colture convenzionali e quelle biotech e dimostrano che serve più ricerca e sperimentazione per verificare gli effetti sull'agroecosistema". "E’ necessario - sostiene la Coldiretti - procedere con prudenza e nel rispetto del principio di precauzione per non rischiare di pregiudicare il primato della qualità dell'agricoltura italiana. Anche la sempre maggiore adesione di amministrazioni locali alla delibera sostenuta dalla Coldiretti per liberare i territori comunali dal transgenico testimonia la contrarietà generale nei confronti degli Ogm che non servono alle imprese agricole e ai consumatori. Una opinione che in Italia - continua la Coldiretti - è condivisa da un vasto movimento di opinione trasversale dal punto di vista politico e sociale riunito nella coalizione "Liberi da Ogm" che dall’inizio dell’anno ha contribuito ad aumentare del 20% il numero di comuni dichiarati Ogm free che hanno raggiunto quota 2.307. Un risultato - conclude la Coldiretti - che mette in evidenza la grande opposizione dei cittadini e delle Istituzioni regionali e territoriali al biotech nei piatti del Made in Italy nell'interesse generale dell'economia, dell'ambiente e dell'intera società".




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7 ottobre 2005


Così bankitalia ci ha rubato 5 miliardi di euro


Tutti sappiamo che Banckitalia è la banca che ha il compito di emettere la nuova carta-moneta su ordine del governo italiano, quello che invece non tutti sanno è che quando Bankitalia lo ha fatto per circa 5'000'000'000€ tra il 1996 e il 2005 quei soldi sono entrati dritti dritti nelle casse della stessa, con notevole beneficio dei suoi azionisti, ossia un bell'elenco di banche enti finanziari e assicurazioni che trovate su http://www.bancaditalia.it/la_banca/partecipanti/partecipanti.pdf .
Curiosa coincidenza Bankitalia è anche l'istituzione che dovrebbe garantire la concorrenza tra banche (come riconfermato dall'ultima legge varata dal parlamento), un pò come dire che deve controllare i suoi capi.
Secondo una recentissima sentenza in tribunale la bankitalia è stata condannata a restituire quanto sottratto al cittadino: 87€, da moltiplicarsi per il numero di cittadini italiani.

Il presidente dell'Adusbef, ha richiesto che questi fondi vadano in favore delle vittime dei crack finanziari, mentre dal parlamento si parla di fare una legge apposita per recuperare il maltolto.

Cosa alquanto curiosa: nonostante lo scalpore che farebbe in questi giorni un titolo come "Bankitalia condannata, ma Fazio resta intoccabile" e il conseguente "audience" nessuno nei media istituzionali si è sognato di sbattere la cosa in faccia all'opinione pubblica, si ritrova giusto un articoletto sul sito web di repubblica, con notevole ritardo sulla notizia visto che la sentenza è di quasi una settimana fa.




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27 febbraio 2005


problematiche rinnovabili

1976, il presidente Usa Carter decide che l'america non può permettersi di dipendere dal petrolio quindi stanzia incentivi per le fonti di energia rinnovabili, piazza pannelli solari sul tetto della casa bianca e tenta di liberare l'america dalla dipendenza dal petrolio.



1980 Reagan entra alla casa bianca e toglie subito i pannelli solari, insieme agli incentivi per le fonti rinnovabili precedentemente stanziati.



Oggi gli Usa hanno basi militari in qualunque paese esportatore di petrolio. Quante guerre si sarebbero risparmiate se la politica di Carter fosse proseguita? quante vite valevano gli investimenti che Reagan ha bloccato? Eppure l'iniziativa nacque in un periodo in cui il rendimento dei pannelli solari non era neanche paragonabile a quello attuale.



Già oggi un impianto di produzione a pannelli solari è economicamente produttivo e si ripaga nel tempo, inoltre stati europei che (in termini di esposizione solare) partono svantaggiati rispetto all'Italia hanno già raggiunto percentuali assai significative:"Nel 1995 il programma giapponese rese possibili 1,9 MWp di installazioni, grazie a sussidi pari al 50% del costo dell'impianto. L'anno seguente la potenza installata era cresciuta a 3,6 MWp, grazie soprattutto ad una grande promozione attuata attraverso tutti i media. Nel '97 si è quindi giunti a 6,6 MWp, per registrare un vero e proprio boom nel '98, con 21 MWp. Nel 2000 l'energia prodotta da tetti fotovoltaici ha superato un totale di 40 MWp installati."(Guido Coraddu) La germania prevede di produrre entro il 2050 il 50% dell'elettricità con fonti rinnovabili.



Cos'è un Wp? La potenza in uscita da un dispositivo FV quando esso lavora in condizioni standard(vale a dire quando essa si trova ad una temperatura di 25 °C ed è sottoposta ad una potenza della radiazione pari a 1000 W/m²) prende il nome di potenza di picco (Wp) (ISES Italia)



Altra notizia importante: "fa notare l'Associazione europea dell'industria fotovoltaica, da 20 anni il prezzo del chilowattora (kw/h) fotovoltaico diminuisce ogni anno del 5%, un calo simile a quello avvenuto nel settore informatico e che ha democratizzato l'uso dei computer. In Giappone e in California, nel 2010, se non addirittura nel 2005, il prezzo del kW/h solare sarà identico a quello dell'elettricità classica."
(http://www.informagiovani-italia.com/energie_rinnovabili.htm) Contemporaneamente il prezzo del petrolio è passato da circa 30$ a quasi 50$.



E in Italia? In Italia era stato varato il piano "tetti fotovoltaici" che prevedeva sussidi per chi istallasse sul tetto di casa un impianto a pannelli solari, ma adesso quel programma è scaduto quasi dovunque(in 18 regioni o sono scaduti i sussidi o non ci sono mai stati), e nel veneto il programma scadrà a giorni (il 3 marzo2005). Certo, il fotovoltaico non può provvedere per intero alla produzione di energia di uno stato, va integrato con altre fonti quali  il settore eolico (il cui funzionamento è ideale in inverno, può essere di grande aiuto per il riscaldamento...) e la combustione a idrogeno, grande innovazione che molto promette.



Altra immensa risorsa è il settore eolico, la cui produzione non teme confronti:
                                                                      eolica                   turbogas(metano)
costo per costruire un impianto:            700'000€/MW            300'000€/MW
costo di gestione(mautenz.+combust.):     20€/MW                     65€/MW
posti di lavoro correlati(per terawattora):     918                           260-265
MWh/MW prodotti in un anno:                  2'000                           1'000




Il costo di un impianto a turbogas è meno della metà di quello di una centrale eolica, ma c'è un risparmio annuo in termini di costo di gestione immensa, lo stesso vale per la produttività: l'eolico raggiunge il 200% rispetto alla centrale a turbogas(“Uscire dal Petrolio”, legambiente)



E' comprensibile anche che l'economia abbia finora frenato il decollo di queste tecnologie: per il momento è più conveniente depredare l'africa delle sue produzioni... Ma lo sviluppo brucia molto più di quello che ci si aspetta: la cina nei primi dieci mesi del 2003 ha incrementato le proprie importazioni di petrolio del 30%.



E il petrolio non è certo illimitato. E' dagli anni sessanta che la scoperta di nuovi giacimenti è in continua diminuzione, e quelli già scoperti prima o poi si esauriranno; insomma prima o poi dovremo per forza contare quasi esclusivamente su delle fonti alternative, rinnovabili.



Qui ritorna la proposta del Nucleare. Ma ache questo ha i suoi difetti.
Una ricerca del Fraunhover Gesellschaft - Institut fur Solarenergiesysteme (FhG-ISE) di Friburg, per conto dell'Unione Europea ha studiato i costi "nascosti" del nucleare e delle energie da combustibile fossile: costi in termini di inquinamento e più in generale di danno alla comunità, che quindi vengono esternalizzati da chi produce in maniera "tradizionale" l'elettricità. I dati che fanno riferimento all'84 parlano di lire 80 a kw per il fossile e di 180 lire per kw nucleare(http://members.xoom.virgilio.it/_XOOM/solardesign/eco_fot.html). Il che si traduce(se i valori fossero invariati, considerati gli interessi di 26 anni) in circa 0, 14€ per il combustibile fossile e in ben 0,32€ per il nucleare che quindi supera il costo di produzione del fotovoltaico. Inoltre i costi di costruzione di una centrale nucleare si recuperano solo dopo 10 anni dall'attivazione, ma se si investissero tali fondi in MENO di 10 anni le nuove tecnologie dell'idrogeno potrebbero dare risultati inimmaginabili. Per esempio c'è un progetto di ricerca condotto all'università di Padova su un sistema per far produrre idrogeno a delle alghe geneticamente modificate.
Finanziata dallo stato, per fortuna.




permalink | inviato da il 27/2/2005 alle 16:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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